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IL SUPERBONUS 110% TRAINA LA CRESCITA DI TUTTA LA FILIERA

Le prime elaborazioni sull’impatto degli incentivi fiscali sulla filiera dell’edilizia confermano che questo incentivo è un driver di sviluppo straordinario i cui effetti sono destinati a durare anche nei prossimi mesi. Le ricadute di questo bonus non si limitano a un effetto espansivo in termini di produzione, reddito eoccupazione, ma riguardano anche la riqualificazione di questo settore.

46.195 interventi per un valore di 7,5 miliardi di euro e circa 8,2 miliardi di euro come ammontare ammesso a detrazione. Questi i numeri che fotografano l’impatto del Superbonus 110% sulla filiera edile e che confermano il contributo determinante assicurato da questo incentivo alle sua crescita. I dati sono frutto di un’elaborazione di Ance – Associazione Nazionale Costruttori Edili sulla base di dati Agenzia delle Entrate, Enea, Ministero dello Sviluppo Economico, Istat, Infoplus e Banca d’Italia e sono stati presentati lo scorso 9 ottobre al convegno “Stati Generali del Superbonus 110% e degli altri incentivi fiscali”, che ha inaugurato SAIE Bari 2021.

Numeri che confermano anche che, tra i vari incentivi fiscali introdotti, il Superbonus è indubbiamente quello che sta funzionando di più e il cui impatto è destinato a farsi sentire anche nei prossimi mesi. A settembre gli interventi legati all’incentivo sono stati in tutto 46.195 per un valore di 7,5 miliardi di euro (ovvero circa 8,2 miliardi di euro come ammontare ammesso a detrazione, considerando l’aliquota del 110%). Di questi 5,1 miliardi di euro si riferiscono a lavori già conclusi. Settembre ha fatto registrare un consistente aumento del +24,4% nel numero e del +31,8% nell’importo. Vale a dire, circa 9mila interventi in più per 1,8 miliardi di euro. E il trend sembra destinato a proseguire.

L’EDILIZIA, UN SETTORE STRATEGICO CHE SI SERVE ANCHE ATTRAVERSO GROSSISTI E FERRAMENTA

Se ancora ce ne fosse bisogno le aziende protagoniste di questa inchiesta confermano che il settore edile, grazie all’azione di stimolo esercitata sulla domanda dai vari incentivi fiscali, consente di stimolare volumi di vendita importanti e mantengono un trend che autorizza a prevedere che in prospettiva la sua incidenza sul fatturato totale andrà ad aumentare. Il dato positivo per i rivenditori del mondo della ferramenta è che questa dinamica particolarmente favorevole della domanda non è appannaggio esclusivo dei centri edili specializzati. Grazie al consolidato rapporto con alcune categorie professionali che operano nel settore delle costruzioni, a partire dagli artigiani, anche ferramenta e utensilerie riescono a generare un significativo volume di fatturato. Abbiamo anche provato a sondare quali sono, a giudizio delle aziende, i driver che guidano l’acquisto in questo settore. Tra gli altri due gli elementi su cui vogliamo richiamare l’attenzione, il ruolo importante, ma non certo decisivo della marca, e l’accento posto sull’importanza del consiglio dato dal rivenditore e/o dall’addetto alla vendita e, di conseguenza, alla sua formazione.

 

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Le dinamiche che hanno caratterizzato il comparto delle costruzioni e i principali consorzi e gruppi di rivenditori di materiali di edilizia negli ultimi 12 mesi.

L’incognita Covid ha condizionato e molto probabilmente condizionerà ancora nei prossimi mesi l’andamento del comparto che, dopo il blocco nelle settimane del lockdown, alla riapertura, ha registrato una buona ripresa che, però, non è stata sufficiente a consentirgli di riportare gli indici di produzione ai livelli del 2019. Sul piano dell’offerta fra il 2019 e il 2020 è da segnalare un certo dinamismo da parte degli operatori nazionali a differenziare il proprio brand con operazioni di restyling e di creazione di nuove insegne.

Tutto sembrava volgere al meglio. Poi…arrivò il Covid-19

L’impatto della pandemia sugli indici di produzione è stato significativo e dopo la riapertura il calo registrato durante il lockdown è stato recuperato soltanto in parte. Da segnalare l’attività di rebranding e di restyling con cui alcuni gruppi nazionali puntano a differenziare la propria insegna sul mercato.

Sembrava che andasse tutto bene. Invece nel 2020 il mondo dell’edilizia, come tutti gli altri, ha dovuto subire un brusco segnale di stop dovuto all’emergenza sanitaria da Covid 19. E così il lockdown ha fatto crollare gli indici di produzione nelle costruzioni, solo parzialmente recuperati dopo la riapertura dell’attività e dalle iniziative pubbliche atte a risvegliare il settore. Nel frattempo lo scenario competitivo dell’offerta ha continuato a stabilizzarsi sicché il 2020 sembra chiudersi all’insegna della stazionarietà, pur se con qualche ferita ancora da rimarginare. Non sembrano infatti registrarsi particolari trasformazioni nelle compagini dei grandi gruppi e consorzi dell’edilizia. È però degna di nota una politica di rebranding e di restyling dei principali marchi caratteristici del settore per differenziare la propria insegna sul mercato. Cerchiamo di dare un’occhiata a quello che è successo con l’analisi dei principali indicatori e con l’abituale presentazione della graduatoria dei principali operatori.

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