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CIADI
Parlando di sicurezza nei luoghi di lavoro, spesso si trascura il rumore, una minaccia troppe volte sottovalutata.
Le conseguenze di una prolungata esposizione al frastuono possono produrre danni anche irreversibili all’udito dei lavoratori. Danni che spesso non vengono considerati con la giusta cautela, ma che compromettono comunque la sicurezza e l’incolumità fisica dei professionisti. Da quasi trent’anni l’Unione costruttori d’impianti ed apparecchiature di insonorizzazione (Ciadi) raggruppa le aziende che svolgono attività di progettazione (costruzione e collaudo, nel settore sia industriale che civile) di impianti, apparecchiature e prodotti per la bonifica dall'inquinamento da rumore, con garanzia e assistenza post vendita.
“Con l’evoluzione della legge 277, che ha prodotto l’attuale Legge 195 del 10/04/06 – afferma Franco Lerda, presidente di Ciadi (Costruttori e apparecchiature insonorizzazione) - possiamo constatare ciò che è sotto gli occhi di tutti: i livelli d’esposizione personale al rumore sono facilmente manipolabili. I tempi d’esposizione in molti casi vengono modificati in base al bisogno, pochissimi fanno piani di interventi oltre gli 85 Lep, come prescrive la legge. Inoltre, le analisi fonometriche, eseguite in 1 o 2 giorni ogni 4 anni, non possono certificare una situazione che sia stabile nel tempo. Infine, qualora si registrino valori pari a 90 ÷ 95 dB (Lep) è bene valutare gli interventi necessari e fattibili per stare al di sotto della soglia di 85 dB (Lep) e non passare subito a testare i DPI”. Installare un cabinato acustico, ad esempio, su un macchinario rumoroso abbatte circa 20 dB (A), un intervento che giova non soltanto alla salute del singolo operatore, ma sovente a quella di tutti i presenti. Inoltre, fatto non trascurabile, lo prescrive la legge. L’utilizzo dei DPI rappresenta dunque una soluzione da adottare solo quando non vi è la possibilità per interventi tecnici.
“Mi chiedo come mai – si interroga il signor Lerda - le altre leggi che tutelano il cittadino contro il rumore nell’edilizia abitativa - nel traffico autostradale e ferroviario, nell’ambiente esterno in genere - siano così lineari e scrupolosamente osservate, mentre l’ipoacusia professionale sembra non rientrare nel Testo unico sulla sicurezza, voluto dal nostro Presidente della Repubblica”.
Per porre rimedio a questa situazione occorre che i costruttori di bonifiche acustiche, in quanto operatori del settore, espongano la loro testimonianza presso gli enti preposti al controllo, per chiedere vigilanza preventiva, e presso il legislatore, per proporre rimedi ad una legge debole e malata. Una legge non priva d’anomalie, infatti, chi costruisce macchinari ed impianti rumorosi può apporre la marcatura CE dichiarando semplicemente la potenza sonora.
L’eventuale insonorizzazione, la deciderà a posteriori l’utilizzatore a seconda della destinazione d’uso. “Riteniamo che ciò – afferma convinto il presidente di Ciadi - sia profondamente sbagliato! Un macchinario che produce un livello di pressione sonora di 95 ÷ 100 dB (A), senza controllo alcuno e col beneplacito della marcatura CE, può essere impunemente installato in un ambiente di lavoro taroccando i livelli di esposizione”. Occorrerebbe pertanto chiedere al Legislatore Europeo che l’utilizzatore finale certifichi per iscritto al costruttore la destinazione d’uso. Se il macchinario è destinato ad un ambiente di lavoro e funziona per più di 45 minuti/1 ora al giorno, con livelli di pressione sonora superiore a 87 dB (A) leq., deve essere insonorizzato dal costruttore, sempre che tecnicamente sia possibile. Diversamente la marcatura di conformità verrà apposta sul macchinario solo dopo che vi ha provveduto l’utilizzatore.
Ciadi sta istituendo una sorta di comitato/gruppo di lavoro aperto anche ad aziende non associate per intervenire prima presso le istituzioni italiane e successivamente presso quelle europee, coinvolgendo anche i costruttori di apparecchiature ed impianti di insonorizzazione Francesi, Tedeschi, Spagnoli e Britannici. La Federazione Anima – aderente a Confindustria - ha gli strumenti per raggiungere questi obiettivi, tra cui un proprio ufficio distaccato a Bruxelles per gli affari europei.
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CIADI
La missione di Ciadi, Unione costruttori apparecchiature insonorizzazione, consiste nel promuovere a tutti i livelli – legislativo, culturale, politico, normativo - la sensibilizzazione alle problematiche del rumore, facendo soprattutto chiarezza sulle reali potenzialità d’intervento, sui costi e sui metodi di collaudo. Questa esigenza di trasparenza è diventata ormai prioritaria in un mercato regolamentato da un articolato corpo di norme a volte poco efficaci e comunque eludibili. In questo contesto, la scarsa cultura rischia di dare spazio a operatori poco qualificati contro i quali si combatte solo con l’informazione.
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